Pascolo e malga in quota, con le mucche al pascolo tra i boschi della Val di Non Malga Bordolona · Val di Non

AMALGA · 22 agosto 2026

Un giorno in malga

Malga Bordolona · Val di Non, Trentino

Il 22 agosto abbiamo aperto le porte di Malga Bordolona per raccontare qualcosa che di solito resta dietro le quinte: il lavoro di chi vive in quota, la fatica e la bellezza di mantenere viva una tradizione che rischia, ogni anno di più, di perdersi tra burocrazia, costi e mancanza di ricambio generazionale.

Veronica Forchielli in tenuta da chef tra i pascoli in quota, con due cavalli al pascolo sullo sfondo

Tra i pascoli in quota, durante la giornata di AMALGA.

AMALGA nasce da questa preoccupazione e da un'idea più semplice: raccontare la malga per quello che è davvero, senza ridurla a una cartolina. Riunisce tre luoghi della Val di Non che ho imparato a conoscere pian piano: Malga Pradedont–El Malget, aperta tutto l'anno con ristorante e fattoria didattica; Bordolona Bassa, a 1.830 metri, cuore produttivo dell'estate; e Bordolona Alta, oltre i 2.000, un piccolo rifugio dove fermarsi prima di un'escursione.

La giornata del 22 agosto è stato il passo per mostrarla da vicino. Colazione all'alba, la raccolta di erbe spontanee con Ferruccio "Fèro" Valentini, il brunch sul prato, la visita al caseificio, la merenda, l'aperitivo, e infine la cena; non tappe separate, ma un unico filo: dal pascolo al latte, dal latte al lavoro del casaro, dai formaggi alla cucina.

Veronica Forchielli con Ferruccio «Fèro» Valentini durante la raccolta di erbe spontanee sul pascolo

Con Ferruccio «Fèro» Valentini, durante la raccolta di erbe spontanee.

In cucina con me, quel giorno, anche Riccardo Paglia e Gianluca Pittigher — due persone il cui percorso si intreccia da anni con la Val di Non e con questa famiglia.

Ma il cuore di tutto resta il caseificio, e chi lo fa vivere ogni giorno: Luca Alessandri, casaro laureato in filosofia, che lavora il latte crudo dalla metà di giugno alla metà di settembre, due mungiture al giorno, senza pastorizzarlo né termizzarlo.

«Tutto quello che c'è nel latte viene trasformato»Luca Alessandri

Ed è forse la frase che racconta meglio cosa significhi lavorare così: una responsabilità enorme, fatta di controlli e attenzione continua, per mantenere viva una tradizione che altrove si è quasi persa.

Ogni malga ha il suo formaggio, diverso da quello della malga accanto: il pascolo, l'acqua, la mano del casaro. A Bordolona, quando le vacche tornano all'erba fresca, il burro e i formaggi assumono quel colore giallo che non si può imitare in nessun altro modo.

Salvare questa cultura non vuol dire fermarla nel tempo, come in una fotografia. Vuol dire lasciarla vivere nel presente, ed è esattamente quello che abbiamo provato a fare, il 22 agosto, a Malga Bordolona.

Veronica Forchielli

L'evento è stato raccontato anche da Cibovagare.